La Parola che conta: Venerdì 10 maggio 2024 (rito ambrosiano)

Venerdì dopo l’Ascensione

Memoria facoltativa di san Giovanni di Avila, sacerdote e dottore della Chiesa

LETTURA Ct 2, 17 – 3, 1b. 2
Lettura del Cantico dei Cantici

Prima che spiri la brezza del giorno e si allunghino le ombre, ritorna, amato mio, simile a gazzella o a cerbiatto, sopra i monti degli aromi. Lungo la notte, ho cercato l’amore dell’anima mia; l’ho cercato, ma non l’ho trovato. Mi alzerò e farò il giro della città per le strade e per le piazze; voglio cercare l’amore dell’anima mia. L’ho cercato, ma non l’ho trovato.

SALMO Sal 12 (13)

Gioisca il mio cuore, Signore, per la tua presenza.
Oppure Alleluia, alleluia, alleluia.

Fino a quando, Signore, continuerai a dimenticarmi?
Fino a quando mi nasconderai il tuo volto?
Fino a quando nell’anima mia addenserò pensieri,
tristezza nel mio cuore tutto il giorno? R

Guarda, rispondimi, Signore, mio Dio,
conserva la luce ai miei occhi,
perché non mi sorprenda il sonno della morte,
e non esultino i miei avversari se io vacillo. R

Ma io nella tua fedeltà ho confidato;
esulterà il mio cuore nella tua salvezza,
canterò al Signore, che mi ha beneficato. R

EPISTOLA 2Cor 4, 18 – 5, 9
Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili, perché le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili invece sono eterne. Sappiamo infatti che, quando sarà distrutta la nostra dimora terrena, che è come una tenda, riceveremo da Dio un’abitazione, una dimora non costruita da mani d’uomo, eterna, nei cieli. Perciò, in questa condizione, noi gemiamo e desideriamo rivestirci della nostra abitazione celeste purché siamo trovati vestiti, non nudi. In realtà quanti siamo in questa tenda sospiriamo come sotto un peso, perché non vogliamo essere spogliati ma rivestiti, affinché ciò che è mortale venga assorbito dalla vita. E chi ci ha fatti proprio per questo è Dio, che ci ha dato la caparra dello Spirito. Dunque, sempre pieni di fiducia e sapendo che siamo in esilio lontano dal Signore finché abitiamo nel corpo – camminiamo infatti nella fede e non nella visione –, siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo e abitare presso il Signore. Perciò, sia abitando nel corpo sia andando in esilio, ci sforziamo di essere a lui graditi.

VANGELO Gv 14, 27-31a
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate. Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; contro di me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco».

I pochi versetti del Cantico dei Cantici esprimono il desiderio struggente di chi ha perso l’amato e la ricerca continua della sua presenza: è quanto hanno in animo Apostoli e discepoli dopo l’ascensione del Signore, animo che attende il ritorno dell’Amato e il dono del suo Spirito.

Camminare nella fede e non nella visione: è questa l’indicazione che Paolo ci dona ricordandoci come il compimento della nostra esistenza è l’ingresso in una dimensione piena che non comprende il corpo con i suoi limiti e le sue fragilità; ma questo non vuol dire “demonizzare il corpo” perché esso è tempio dello Spirito! Semmai occorre guardare a Gesù e alla sua esistenza come vero uomo e vero Dio e imparare da Lui un’esistenza su questa terra che sia inizio dell’esistenza piena un giorno.

Andare dal Padre per Gesù è compiere la sua missione iniziata dal cielo, continuata sulla terra e portata a pienezza quando, asceso al cielo, siede alla destra di Dio. Il Signore raccomanda ai suoi di non temere e di non avere paura: la separazione da Lui è temporanea, ma è una separazione che prepara una comunione ancora più grande.

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