La Parola che conta: Sabato 6 ottobre 2012

LETTURA
Lettura del libro del Deuteronomio 16, 13-17

In quei giorni. Mosè disse: «Celebrerai la festa delle Capanne per sette giorni, quando raccoglierai il prodotto della tua aia e del tuo torchio. Gioirai in questa tua festa, tu, tuo figlio e tua figlia, il tuo schiavo e la tua schiava e il levita, il forestiero, l’orfano e la vedova che abiteranno le tue città. Celebrerai la festa per sette giorni per il Signore, tuo Dio, nel luogo che avrà scelto il Signore, perché il Signore, tuo Dio, ti benedirà in tutto il tuo raccolto e in tutto il lavoro delle tue mani, e tu sarai pienamente felice. Tre volte all’anno ogni tuo maschio si presenterà davanti al Signore, tuo Dio, nel luogo che egli avrà scelto: nella festa degli Azzimi, nella festa delle Settimane e nella festa delle Capanne. Nessuno si presenterà davanti al Signore a mani vuote, ma il dono di ciascuno sarà in misura della benedizione che il Signore, tuo Dio, ti avrà dato».

 

SALMO
Sal 98 (99)

® Esaltate il Signore, nostro Dio.

Esaltate il Signore, nostro Dio,

prostratevi allo sgabello dei suoi piedi.
Egli è santo!
Mosè e Aronne tra i suoi sacerdoti,
Samuele tra quanti invocavano il suo nome. ®

Invocavano il Signore ed egli rispondeva.

Parlava loro da una colonna di nubi:
custodivano i suoi insegnamenti
e il precetto che aveva loro dato. ®

Signore, nostro Dio, tu li esaudivi,

eri per loro un Dio che perdona,
pur castigando i loro peccati.
Esaltate il Signore, nostro Dio,
prostratevi davanti alla sua santa montagna,
perché santo è il Signore, nostro Dio! ®

 

EPISTOLA
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani 12, 3-8

Fratelli, per la grazia che mi è stata data, io dico a ciascuno di voi: non valutatevi più di quanto conviene, ma valutatevi in modo saggio e giusto, ciascuno secondo la misura di fede che Dio gli ha dato. Poiché, come in un solo corpo abbiamo molte membra e queste membra non hanno tutte la medesima funzione, così anche noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e, ciascuno per la sua parte, siamo membra gli uni degli altri. Abbiamo doni diversi secondo la grazia data a ciascuno di noi: chi ha il dono della profezia la eserciti secondo ciò che detta la fede; chi ha un ministero attenda al ministero; chi insegna si dedichi all’insegnamento; chi esorta si dedichi all’esortazione. Chi dona, lo faccia con semplicità; chi presiede, presieda con diligenza; chi fa opere di misericordia, le compia con gioia.

 

VANGELO
Lettura del Vangelo secondo Giovanni 15, 12-17

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

 

Il comando dell’amore reciproco che ha la sua fonte nel dono della vita stessa del Maestro suscita in ogni esistenza una vocazione, un mettersi al servizio di Dio e del mondo nel modo specifico e speciale pensato per ciascuno: è la risposta generosa ai doni che provengono dal cielo e che ci permettono di intraprendere la strada della perfezione evangelica senza indugio e con coraggio.

La gioia del raccolto, anche del raccolto dei frutti che nella nostra vita cogliamo dalla fatica del nostro lavoro, è la premessa perché con gratuità e convinzione rispondiamo a questo dono e a questa responsabilità: non ci presentiamo mai a mani vuote davanti al Signore, ma portiamo a Lui nella misura in cui raccogliamo!

E questo vissuto nell’ottica dell’umiltà: dobbiamo ricevere la giusta immagine di ciò che siamo, la vera vocazione alla quale siamo chiamati per non cadere nei due estremi che ci portano sempre lontani dalla realtà di noi stessi, la sopravvalutazione e la svalutazione; l’umiltà è la via della perfezione che ci consegna a noi stessi la verità della nostra vita.

Se percorriamo insieme questa direzione potremo riconoscere, come dice Gesù, anche gli inevitabili frutti che produrrà la nostra vita buona secondo il Vangelo della Vita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.